I Dialoghi d’amore di Leone Ebreo, editi per la prima volta a Roma nel 1535, sono un’opera che viene per lo più citata come il capolavoro della Filosofia d’amore del Rinascimento, un grande successo editoriale del Cinquecento, già all’epoca tradotta in moltissime lingue, presente ancora in significative biblioteche come quella di Elizabeth Tudor e di Baruch Spinoza.

Dialoghi_AmoreNonostante la sua fama passata oggi sono rari gli studi ad essa interamente dedicati. Costituita da tre libri, per un totale di circa quattrocento pagine, questo scritto è l’unico rimastoci di Leone Ebreo e rappresenta la summa del sapere di un filosofo che concepisce un affresco complesso, nel quale fa suo il desiderio neo-platonico di ricondurre sotto una sintesi unitaria i più grandi pensatori della civiltà umana di diverse epoche e religioni, da Pitagora a Platone, ad Aristotele, a Plotino, fino agli studiosi della tradizione medioevale ebraica e araba.

L’accostarsi direttamente ai Dialoghi riserva una piacevole sorpresa: ci si trova immersi in un mondo vivo e appassionante, costruito con maestria e sostenuto da un ritmo incalzante. I protagonisti dell’opera sono un uomo e una donna, l’innamorato Filone e la riluttante Sofia; essi parlano di loro stessi e del loro possibile rapporto e in questo gioco amoroso inseriscono tutte le questioni filosofiche e vitali che li interessano.

All’interno di questa complessità, il presente lavoro si propone di tracciare un percorso concentrandosi in particolare sulla cornice dei Dialoghi, con speciale attenzione per la protagonista femminile. Restando nella metafora pittorica, i due personaggi al centro del dialogo, Filone e Sofia, hanno un ruolo così profondamente connesso col contenuto dei loro discorsi da costituire più che la cornice, l’ordito e la trama della tela stessa, senza dei quali tutto il disegno non potrebbe neppure esistere.

Dialoghi_AmoreDopo un primo capitolo introduttivo, che intende presentare Leone Ebreo, il suo tempo e l’opera in generale, il secondo capitolo desidera indagare il personaggio di Sofia, una delle rare donne pensanti e parlanti nel panorama filosofico; ha quindi come oggetto le notevoli sfaccettature di questa figura ricca di fascino, con le implicazioni che ne seguono rispetto ai diritti e alla posizione delle donne nella società. Per concludere, l’ultimo capitolo mette al centro della sua esposizione l’originalità di Leone Ebreo nel risolvere il rapporto tra intelletto e corporeità rispetto alla conoscenza e all’amore. Un amore che non riguarda solo il rapporto uomo-donna o quello uomo-divino, perché come dice Sofia: «Veramente l’amore nel mondo non solamente è in ogni cosa comune, ma ancora sommamente necessario, poi che alcuno non può essere beato senza amore» (Dialoghi, II).

Cercando di mettere in luce alcuni tratti di quest’opera complessa, la presente indagine non è tuttavia indirizzata al raggiungimento di nuove certezze, quanto piuttosto alla possibilità di dedicare un tempo “filosofico” alla perlustrazione di alcuni sentieri dove si incontrano conoscenza e amore.
Sperando che Eros ci voglia accompagnare:
Chi d’amore ha a parlare bisogna che in amore si trasformi. Chi può l’acqua trasformare in foco se non el foco? Chi può noi trasformare in amore se non amore? Bisogna adunque a chi di lui scrive el soccorso suo, però che di lui non può scrivere chi non diventi lui (Pico della Mirandola, Commento sopra una canzone de amore).