Alla fine del Medioevo e agli inizi del Rinascimento dalle incisioni, dai ritratti, dalle vetrate, la madre di Dio sorrise per la prima volta al suo bambino; la madre lo tiene al seno e il bambino è gioioso e appare pieno di vitalità. L’esplosiva cultura del Rinascimento nasce da questo abbraccio di madre e figlio.

Questa affascinante suggestione di Margaret King ci aiuta ad entrare in quella peculiare comunanza di arte e pensiero che costituisce una caratteristica fondante dell’epoca rinascimentale. Il suggerimento visivo ci porta davanti agli occhi le stupende immagini di donne-modelle che incarnano sulle tele la quintessenza della femminilità e della maternità.

Purtroppo la distanza tra il Rinascimento come epoca di splendore dell’arte, della cultura, del pensiero e del rinnovarsi degli studi e le vicende storiche concrete, fatte di guerre, persecuzioni, atrocità e violenze, non potrebbe essere più drammatica. Per le donne reali la vita era quasi sempre un percorso delimitato da vincoli familiari, regole sociali e ruoli rigidi e prestabiliti. L’identità stessa di una donna era prima di tutto quella determinata dall’essere figlia, moglie, vedova o madre in riferimento ad un uomo, che di lei è padre, marito, figlio o Dio.

Il tema dell’amore appare lontano dai discorsi della quotidianità del tempo, tanto più astratto, quanto più la vita concreta si basava soprattutto su rapporti di convenienza e di forza. Scrivere d’amore, dunque, rappresentava forse una fuga nell’altezza del pensiero e della fede per sanare dolorose ferite impresse nella dimensione della carne.

L’amore era un sentimento che alle donne oneste non era concesso di scegliere: rappresentava un obbligo verso Dio, un dovere verso il padre e il marito, un lusso impossibile nei confronti di figli, che nelle famiglie ricche venivano dati a balia per evitare l’allattamento e consentire così di riprendere al più presto il compito riproduttivo, mentre nelle situazioni di povertà venivano spesso abbandonati.
Se l’amore come scelta non apparteneva al mondo delle donne onorate e dabbene, la conseguenza era quella di ritenere la libertà nei sentimenti come una grave ribellione e un sintomo di disordine anche morale. Desiderio d’amore e desiderio di conoscenza erano accomunati dall’essere considerati facoltà che le donne non dovevano esercitare.

La natura e cioè Dio creatore aveva disposto due ambiti distinti per l’uomo e per la donna; di conseguenza per la donna erano già stabilite determinate attività ordinate, naturali e giuste, mentre altre erano disordinate, innaturali e ingiuste. Si tratta di un dualismo antitetico che fa sì che lo sconfinamento, anche se relativo solo ad un singolo tratto (per es. la cultura o il potere), comporti a catena l’attribuzione di altre caratteristiche “sovvertitrici” dell’ordine naturale: una donna che studia, mettendo in discussione il suo ruolo, minaccia anche quello dell’uomo, come se volesse operare uno scambio: «se oltrepassavano questi limiti, le donne diventavano quello che non dovevano essere: diventavano uomini e trasformavano gli uomini in donne».

Secondo l’ipotesi interpretativa di Margaret King, a quell’epoca in Europa una catena logica legava tra loro istruzione, ribellione e disordine anche carnale. Il non rispettare anche solo una delle regole imposte dalla società aveva la conseguenza di dimostrare una disubbidienza inaccettabile. Di qui il carattere anche sessuale attribuito all’istruzione o al potere o all’esercizio di qualunque facoltà proibita.

Se per l’uomo lo studio è considerato un mezzo per elevarsi al di sopra di bassi istinti e bisogni corporali, per la donna lo stesso studio, aprendo metaforicamente le porte del mondo in cui è rinchiusa, porta di conseguenza il fatto che nessuno potrà più trattenere i suoi disordinati e irrefrenabili istinti, anche e soprattutto sessuali. Interessante parallelo declinato squisitamente e solo al femminile, utilizzato per tutto il genere a partire da Eva, per cui la donna che vuole sapere e conoscere è sicuramente anche sessualmente peccaminosa.

Anguissola - Partita a scacchi (Poznan, Museum Narodowe) 1555 ca.

Per quel che concerne la disobbedienza femminile, oltre alla possibilità di essere considerata una donna equivoca e di facili costumi, vi era l’eventualità tragica di essere incriminata come eretica o strega.
Pochissime furono le donne che grazie al loro rango e a fortuite coincidenze poterono accedere alla cultura più alta ed esercitare anche il ruolo di mecenati. Le donne che aspiravano ad una posizione di potere o di indipendenza secondo Margaret King «dovettero scontrarsi con la visione profondamente negativa delle capacità femminili, che era propria delle figure maschili più autorevoli» che, faticando ad accettare una donna che conciliasse tratti femminili e intelligenza, attinsero all’archetipo dell’amazzone «un uomo-femmina pericolosamente abile».

La Riforma protestante offrì alle donne nuove prospettive, come l’accesso all’alfabetizzazione allo scopo di poter leggere direttamente i testi sacri; tuttavia non era consentito loro discuterli o prendere la parola pubblicamente. Contemporaneamente il movimento protestante ostacolava la conoscenza e l’uso della lingua latina, in quanto la considerava patrimonio della chiesa di Roma. Solo alcune sette come gli anabattisti e i quaccheri eliminarono tutte le distinzioni di sesso e tra loro le donne potevano far parte del clero, predicare e insegnare. In Inghilterra tuttavia ciò non veniva accettato dal potere civile e nel 1653 due donne furono condannate alla fustigazione per aver predicato pubblicamente.
Anche tra gli umanisti più colti di regola l’istruzione sufficiente per una donna era quella devozionale o utile al governo della casa.

I più importanti sostenitori del valore femminile e dell’importanza dell’istruzione paritaria furono Erasmo da Rotterdam, il filosofo e medico Cornelio Agrippa, che sosteneva la completa equivalenza dei sessi basata sulla parità delle facoltà dell’anima e della ragione, e l’inglese Sir Thomas Elyot, che sostenne l’importanza della formazione filosofica, che aveva consentito alla regina Zenobia di governare saggiamente. Baldassarre Castiglione, poi, introduce un nuovo modello di cultura femminile, che sostituisce quello religioso e domestico, ma appare ancora in funzione di un ruolo subordinato. Il sapere un poco di lettere, di musica, di danza, di pittura servirà alle dame per essere di ornamento di una piacevole conversazione cortese.

Luini_Dama

Per quel che riguarda le donne delle comunità ebraiche il Rinascimento fu un periodo tragico segnato dalle persecuzioni e dalle fughe in cerca di salvezza per sé e per i propri familiari. A partire dal 1492 molti ebrei sefarditi costretti a lasciare la Spagna si rifugiarono in Portogallo, in Italia e nei Paesi Bassi, mentre quelli che accettarono la conversione furono spesso presi di mira dall’Inquisizione. Le donne come gli uomini venivano imprigionate, interrogate, torturate e a volte condannate a morte; tra l’altro erano particolarmente sospettate e spiate per il ruolo cruciale che ricoprivano nei rituali domestici.

Dopo la Spagna anche in Portogallo nel 1497 furono lasciati pochi giorni di tempo per operare la scelta tra il battesimo e l’esilio, generando disperati drammi e fughe precipitose. In seguito a queste tragiche vicende molte comunità all’estero sottoscrissero dei fondi per aiutare le donne spagnole e portoghesi ad espatriare.

In generale nel confronto tra la situazione delle donne ebree e quella delle donne cristiane emergono alcune differenze sostanziali e significative: nelle comunità ebraiche, perennemente in fuga e perseguitate, le risorse femminili non potevano essere sprecate, le donne imparavano a leggere e a scrivere, spesso lavoravano anche come imprenditrici in proprio, avevano diritto alla proprietà della dote e ad ereditare. Sebbene sotto la forma del ripudio da parte del marito, avevano il diritto al divorzio, anche a causa dell’incapacità del marito a soddisfarle sessualmente, e avevano il diritto a risposarsi. Scardinando l’ordine sociale preesistente e mettendo provvisoriamente tra parentesi le rigide regole di suddivisione degli spazi, solo avvenimenti eccezionali come la Riforma protestante, le guerre o le persecuzioni diedero in qualche modo occasione alle donne di mettere alla prova la loro capacità di intraprendenza e autonomia di pensiero, assumendo anche se provvisoriamente, ruoli pubblici.

Ritornando all’immagine della maternità con la quale abbiamo aperto il capitolo, forse per un rinascimento delle donne e per le donne è necessario che a ricevere lo sguardo sorridente della madre finalmente ci sia «gioiosa e piena di attività» una bambina. Solo il genio trasgressivo di Leonardo da Vinci ha osato rappresentare una donna, madre, che guarda sorridente e dolcissima la figlia seduta sulle sue gambe.

Madonna_Sant'Anna_Bambino

Numerosissimi i personaggi esminati nel capitolo in questione. Moderata Fonte (1592); Isotta Nogarola (1418-1466) e la sorella Ginevra; Laura Cereta (1469-1499); Maddalena Scrovegni, la prima donna umanista che si conosca; Gaspara Stampa e Veronica Franco a Venezia; nel 1546 a Firenze Tullia d’Aragona; Renata di Francia, protettrice dell’umanista italiana Olimpia Morata; Margherita d’Angoulême, sorella di Francesco I, con sua figlia Jeanne d’Albret; la marchesa di Pescara, Vittoria Colonna; Isabella d’Este, alla corte di Mantova; sua sorella Beatrice, alla corte di Milano; la dedicataria degli Asolani del Bembo, Caterina Cornaro; la duchessa di Urbino, Elisabetta Gonzaga; Caterina de’ Medici; Elizabeth Tudor; Caterina d’Aragona; donne erudita d’Inghilterra, come le tre figlie di Tommaso Moro, Margaret Beaufort, Elizabeth Tudor; in Italia, ancora, Battista da Montefeltro, Cassandra Fedele, Alessandra Scala e la protestante, già citata, Olimpia Morata.

In Francia, Cristine de Pizan, agli inizi del XV secolo costituisce un caso veramente eccezionale: dedicandosi alla scrittura come mestiere, fu l’unica donna per lungo tempo a guadagnarsi da vivere con l’arte della sua penna; scrittrici anche le citate Fonte e Nogarola, Lucrezia Marinella, la monaca Angela Tarabotti. Molte anche le donne delle comunità ebraiche, come Gracia Nasi (1510-1569); di spicco Bienvenida Abrabanel (c. 1473-1560), cugina di Yeudah e moglie del fratello minore di lui, Samuel. Famosa per la sua istruzione e per la sua saggezza, fu scelta come precettrice di Eleonora di Toledo; più tardi Sara Copio Sullam fu l’unica donna ebrea di cui si sa che aprì un salotto letterario nel ghetto di Venezia.